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14.238 giorni di tentativi, incontri e verità gentili

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Da dove inizio oggi ? Partiamo dal fatto che il corso sulla relazione amorevole mi sta insegnando tanto…..

La lezione della scorsa settimana è stata intensa: ogni incontro è come scendere un gradino in più dentro la stessa stanza, e accorgersi che la luce cambia, cambia l’angolo, cambia la profondità.

È un po’ come quando cerchi di fare una fotografia e all’inizio ti sembra facile: premi un pulsante e basta.

Poi invece scopri l’inquadratura, il tempo, il diaframma, persino quel millimetro…..anzi, quel millesimo ……che cambia tutto: mette a fuoco ciò che prima era solo un’ombra.


Credo che funziona così anche con noi stessi.

In fondo, sono 14.238 giorni che provo a mettere a fuoco quello che sento, e ogni volta mi accorgo che ero un po’ sfocata… ma sempre meno.


Questa volta, però, non sono stata risucchiata dal vecchio dolore delle relazioni…… quello che un tempo mi prenderva alla gola, senza preavviso.

Al contrario, ho riconosciuto con più chiarezza una linea sottilissima, ma reale: quella che separa bisogni, desideri e sogni.

Una linea che la vita riscrive continuamente, come un insegnante paziente che non si arrabbia mai e ti dà un foglio nuovo ogni giorno.

Con la terapia sto imparando… a volte con grazia, a volte inciampando nella stessa buca, a distinguere questi territori….(che non tutto ciò che desidero é un bisogno,e non tutto ciò che immagino necessario merita di chiamarsi sogno. Una scoperta quasi rivoluzionaria …e anche un po’ buffa. Perché quando realizzi questa differenza, ti senti come quando scopri che hai passato anni a salare l’acqua già salata.

E questa distinzione ha cambiato profondamente il modo in cui incontro gli altri.


Prima, l’impotenza mi sembrava un nemico: un muro, una battaglia, un “non ce la faccio” che sapeva di sconfitta.

Adesso, invece, quella stessa impotenza è diventata una fessura d’aria….. a volte piccola, ma sempre sufficiente …. che mi ricorda una verità semplice:


entro nelle relazioni con ciò che sono(con i miei limiti compresi), con ciò che posso, con ciò che basta.


E questo “basta” non è rinuncia.

È misura.

È libertà.

E mi ricorda che non posso pretendere che gli altri facciano per me più di quanto io stessa riesca a fare!


E poi arriva la consapevolezza dell’esistenza dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse”

senza rendercene conto, cavalchiamo loro …. quattro destrieri fidatissimi… travestiti da verità, sanno galoppare nella mente con una sicurezza teatrale, che devastano i nostri incontri quando non lì riconosciamo….

Il primo >>> Le illusioni , ciò che speriamo di trovare, invece di ciò che c’è;

Il secondo >> Le Pretese, il sogno che si traveste da diritto;

Il terzo >>>Le Amarezze, ciò che resta quando il mondo non somiglia ai nostri sogni;

Il quarto>>Gli Obblighi interiori, quel dover essere che ci imprigiona e imprigiona gli altri.


Li conosco così bene che mi sembrano ancora oggi ogni tanto, parte della mia pelle.

Sono quelli che ti fanno credere che gli altri debbano intuire cosa manca, quando manca, nel modo in cui vorresti che lo dessero.

E quando non accade …….spoiler: quasi mai …… arriva il vecchio film del “non valgo abbastanza”.


Che tenerezza, ripensandoci. Che fatica inutile….

Che cavalli stanchi.

(Me li immagino… 4 cavalli che invadono il mio salotto:uno sistematicamente scontento, uno che punta il dito, uno che frigna, e l’ultimo vestito da controllore delle ferrovie . Ecco è più o meno così … CHE CARINI )


Infatti la frase della lezione “Pretendere che gli altri si prendano cura di noi nei modi e nei tempi che vogliamo…” mi ha toccata …. Una volta l’avrei sentita come un rimprovero.

Oggi la sento come una porta che si apre:

ognuno dà ciò che può, quando può, e spesso è già molto.


Sto imparando che la prima persona che deve prendersi cura dei miei bisogni, desideri e sogni… SONO IO! ….. E la parte ironica (dolce, ma realistica) è che a volte non ci riesco neanche io:

figuriamoci se può riuscirci qualcun altro al posto mio.


È liberatorio riconoscerlo.

È umano.

Fa pace.

Infatti a pensarci bene … quando in un’interazione mi sento “pungere”, fermandomi e respirando, riconosco che avviene quasi sempre perché sono troppo stanca per medicarmi da sola, figurarsi per capire gli altri.

E allora, davvero, con un sorriso un po’ autoironico:

se non riesco io… perché dovrebbero riuscirci loro?


Un’altra frase che porto con me è questa:


“L’interazione ci mette sempre di fronte all’impotenza, e di fronte all’impotenza ci aiuta la spiritualità.” … Mi ricorda che la spiritualità non è un altrove misterioso, ma la capacità di riprendere fiato proprio dentro la fatica.. e che l’impotenza non è una sconfitta, ma una verità pacifica.

E poi c’è lei, la parola che pensavo di non voler più sentire:

BASTA. E invece oggi la sento come una parola buona,

una parola che non chiude ….misura.

BASTA come ciò che è sufficiente, non ciò che limita.

Pensare che posso vivere bene anche nel minimo indispensabile mi consola, mi scioglie,

mi ricorda che ho smesso di chiedere agli altri di colmare ciò che neanche io so riconoscere.


Dopo 14.238 giorni, se c’è una parola che torna,

come un filo che mi guida attraverso tutte le versioni di me,

è sempre la stessa:


Libertà.


Libertà di guardare ciò che c’è,

invece di inseguire ciò che immagino manchi.


Libertà di incontrare,

di lasciarmi incontrare,

di mettere a fuoco

anche quando la foto viene mossa.


Pam


 
 
 

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